I “portatori sani” di italianità

Rapporto Italiani nel Mondo 2016

Da recenti studi condotti dalla Fondazione Migrantes - proposti dal Rapporto Italiani nel mondo 2016 (Sintesi) della Fondazione Migrantes - molti degli attuali migranti italiani non riescono né a concepirsi né a definirsi tali, ma parlano di sé come di viaggiatori. Che si autopercepisca o meno per ciò che davvero è, il migrante italiano è da sempre col suo migrare “portatore sano di italianità” e l’italianità la si è esplicata in modi molto diversi tra loro: il gusto, la lingua, il business, la sensibilità artistica e, quindi, la moda e il design, la musica, la pittura e così via. La mobilità è una risorsa, ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro. Solo con il giusto equilibrio tra partenze e rientri avviene la “circolazione”, che è l’espressione migliore della mobilità in quanto sottende tutte le positività che derivano da un’esperienza in un luogo altro e dal contatto con un mondo diverso. La mobilità porta con sé la creazione di contatti il cui incentivo e sostegno determina lo scambio a più livelli - di conoscenze, buone prassi, ecc. - in modo che effettivamente l’incontro sia un arricchimento vicendevole per un miglioramento di tutti e non la perdita da parte di qualcuno. Questa premessa è fondamentale per sottolineare il grave problema dell’Italia di oggi, il cosiddetto brain exchange, cioè la non capacità non solo e non tanto di trattenere ma di attrarre dei talenti, un flusso che deve essere bidirezionale, quindi, tra il paese di partenza e quello di arrivo e che riesca nel tempo a soddisfare ma soprattutto ad esaltare le capacità dei soggetti coinvolti. Solo attraverso questa strada di valorizzazione continua e bidirezionale è possibile passare dal brain exchange al brain circulation evitando il depauperamento dei giovani più preparati di alcuni paesi a favore di altri - cosa sempre più spesso denunciata in Italia - e spingendo alla realizzazione della migrazione come effettivo e concreto fattore di sviluppo sociale ed economico, tema tanto caro ai padri fondatori dell’Unione Europea. Il sogno originario dei padri fondatori dell’Unione Europea era grande, difficile, complesso ma lo è ancora di più per chi lo ha ereditato ed è combattuto oggi sempre più spesso tra le proposte comuni e le rivendicazioni di autonomia. Aiuterebbe probabilmente la gestione di questo conflitto il pensare che la corretta politica dovrebbe tutelare non tanto (e non solo) la libertà di circolazione, ma due forme di diritto diverse ma legate tra loro ovvero il diritto di migrare e il diritto di rimanere nella propria terra e questo accade solo e unicamente se al centro di ogni ragionamento e di ogni azione si pone la persona e il suo benessere e non l’interesse - economico o politico - di alcuni a danno di altri. Il diritto di migrare o di restare come fattore di “sviluppo integrale”, quindi, ovvero volto alla “promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” e proprio per questo fortemente legato alla pace, anzi ne è il presupposto fondamentale perché se il benessere è armonioso e condiviso crea efficienza, equità e felicità pubblica. Solidarietà, giustizia sociale e carità universale: tre elementi di estrema attualità che vanno letti all’interno di una cooperazione internazionale strutturale alla politica e alla economia di ogni paese in termini concreti e reali di cittadinanza globale, di qualità della vita e dell’ambiente, di superamento dei conflitti per motivi politici, religiosi, altro.

 

dal sito http://azionecattolica.it